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San Vero Milis, assolti i due ex assessori: "Il fatto non sussiste"


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Paese

Dati Generali
Il paese di San Vero Milis
San Vero Milis è un importante centro agricolo e vinicolo, famoso per l'artigianato dei canestri. Notevole il campanile della Chiesa parrocchiale in stile barocco. Interessanti i dintorni del paese, che comprendono un vasto settore della penisola del Sinis. Sono importanti gli stagni di "Is Benas" e di "Sale Porcus" per le presenza dei fenicotteri. Il territorio si caratterizza per la varietà degli ambienti, naturali o modificati dall'uomo, e per la facilità con la quale possono essere visitati. Se percorriamo la strada provinciale che dal paese porta alle borgate marine potremo, senza grande fatica, avere un piacevole quadro della varietà delle forme e dei colori della natura: le campagne utilizzate per l'agricoltura, con i seminativi, gli oliveti e le vigne, bordate da siepi ricche di essenze naturali e piccoli animali; il deserto e la pineta di Is arenas con le sue dune di sabbia finissima. le zone umide ricche di uccelli, in particolare lo stagno di sa è proccus inserito nella Convenzione di Ramsar per la presenza di molte specie di uccelli, come i fenicotteri.
Il territorio di San Vero Milis
Altitudine: 0/53 m
Superficie: 72,2 Kmq
Popolazione: 2403
Maschi: 1202 - Femmine: 1201
Numero di famiglie: 893
Densità di abitanti: 33,28 per Kmq
Farmacia: via Del Bianco, 56 - tel. 0783 53224
Guardia medica: (Narbolia) tel. 0783 57549
Carabinieri: Via S.Barbara, 42 - tel.
Polizia municipale: via E. D'Arborea, 73 - tel. 0783 53323

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Storia

SANVERO-MILIS [San Vero Milis], villaggio della Sardegna nella prov. di Busachi, compreso nel mandamento di Milis della prefettura d’Oristano, e già parte dell’antica curatoria Milis del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latit. 41° 0' 50", e nella long. occ. dal meridiano di Cagliari 0°, 31'.

Siede ai confini boreali de’ campi arboresi a circa un miglio dalla base meridionale della gran montagna di s. Lussurgiu, alla sponda sinistra del rivo di Milis.

In tal situazione per l’ostacolo della predetta gran mole resta protetto il paese dall’influenza dell’aquilone e de’ prossimi collaterali, non bene però dal greco e dal maestrale, che spesso vi infuria, mentre da tutte le altre parti è ventilato liberamente. Il calore nell’estate rendesi più volte insopportabile e sorpassa anche il 30° di Reaumur se spirino venti sciroccali o levanti, e il freddo nell’inverno è mitissimo sì che di rado la temperatura si abbassa sotto il + 12°.

L’umidità è molto sentita e molestissima, quando è congiunta a certo grado di freddo; ma la nebbia è piuttosto una meteora rara, come è la neve e i temporali.

Le piogge vengono piuttosto frequenti per la vicinanza della gran montagna.

L’aria sarebbe pura da miasmi, come pretendono quei del paese: ma sebbene debba dirsi che mancano in questo paese molti laboratorii di quei perniciosi effluvii, perchè non si trovano letamai, essendo soliti i sanveresi di portar ne’ loro campi il concime, non si vedono molti pantani, e non si lascia gran copia di vegetabili a corrompersi; tutta volta v’hanno varie cause d’infezione, che non sono tolte, e quando pure queste fossero tolte si avrebbero a temere i miasmi, che trasporta l’aria dalle paludi di Baratili e Riola, dalla vicina regione pantanosa del Crakiri, dalle terre acquitrinose di Tramazza, e da altrove; e molti, fra i quali chi scrive, ne hanno sperimentato i malefici effetti.

I gruppi delle case di Sanvero sono divisi gli uni dagli altri per vie irregolari in direzione e larghezza, e solo può notarsi la Ruga della chiesa grande, che scorre da tramontana a scirocco, quella che dicono di Badude figu nella parte verso levante, deis Fraus (de’ fabbri) nel centro dell’abitato, de sa Toffa-manna nella parte dove si esce verso il ponente; come pure quella che è appellata de su monti, perchè sulla medesima, nel mezzo trovasi il locale dell’amministrazione granatica e nummaria che dicesi monte: essa è diretta quasi nel modo della prima.

Nessuna di queste, nè delle altre vie, è selciata, e siccome non vi è declività, però nelle stagioni piovose le acque stagnano, e molto fango rende difficile il passaggio non solo agli uomini, ma anche alle bestie, e più ancora a’ carri. Questa difficoltà era massima in due tratti, quindi nel 1848 si sono formate due strade, una presso il ponte, per cui entrasi nel paese, l’altra in quella parte si esce dal paese verso la montagna.

Le case sono in numero di 493, e tutte a pian terreno con un cortile, dove più, dove meno grande. Il materiale della costruzione è di pietre nelle fondamenta, di mattoni crudi (làderis) nelle parti superiori. Alcune hanno una sala unica, altre sono di più membri, secondo la fortuna e il numero delle persone. Non è in tutti i cortili che trovisi il pozzo, e solamente in quelli degli agricoltori è una loggia per stalla a’ buoi.

Territorio. Si estende il territorio di Sanvero per più di miglia 10 verso il ponente sino alle spiagge del Sinnis, del quale però comprende una zona, larga circa m. 3. Tutte le parti sono nel piano.

Non trovasi in questa estensione nessun bosco; e sono rari i selvatici, daini, cinghiali, volpi, lepri e conigli. Ne’ giardini e nel vigneto prendesi qualche martora.

Degli uccelli di rapina il solo che frequenti in questi siti è lo sparviere. Le pernici, i merli, i tordi e le beccaccie non sono molto abbondanti. I cacciatori possono prendere nella stagione anitre, tortorelle, folaghe ecc. I corvi e le cornacchie volano a sciami or qua or là.

Le fonti sono rarissime, e si può notare la fontana detta di santu Lussurgieddu, che è rinchiusa in un predio dei Boyl, presso una chiesetta così intitolata, in distanza di mezz’ora dall’abitato; due pozzi nel Sinnis presso la spiaggia, uno in Scala-sali, l’altro in Puzzuvivu, ambe salmastre, ma la prima meno pesante. Nell’inverno sorgono le acque in vari punti della suddetta regione prossimamente alla palude, e allora sono utili per abbeverarvi il bestiame e agli stessi uomini che vi lavorano arando; nell’estate mancano e allora chi è obbligato di andarvi deve portarsi la provvista delle acque, come delle altre parti del vitto.

Si possono indicare nel Sinnis Sanverese almeno dieci bacini dove stagnano le acque.

La palude, S’Amarigosa, che si asciuga nell’estate lasciando uno strato di sale; Sale-porcus dell’area di più di 200 giornate, che nell’estate si disseca e lascia molto sale; Is-benas, di 450 giornate e più di superficie, che non secca mai ed è sempre salifera. Il sale trovasi sott’acqua in grandi e grossi strati (tellas). In questa concavità sono compresi i limitrofi terreni viminosi, o paludosi, dove l’acqua è perenne. Le saline regie occupano un suolo di circa 30 giornate, e seccano nell’estate.

Pauli-querqui, di giornate 7 di superficie, che non si asciuga mai; Pau-anasci 6, Pau-alba di 7, Pau-murta di 12, Benetudi di 150 con la prossima palude, che appellasi Pischina-preidi, tutte perenni. Finalmente in distanza dell’abitato di mezz’ora verso scirocco trovasi il suindicato Crakiri, terreno paludoso di giornate 250.

Nel paese sono otto pozzi pubblici, che danno un’acqua alquanto salmastra.

Due rivi vengono entro il sanverese dalla montagna di s. Lussurgiu; il rio che discende per la valle di Pauli latino e passa prossimo a Bauladu e Tramazza; l’altro che dal cratere di s. Lussurgiu discende per Bonarcado e Milis (dove nell’estate è intrapreso per inaffiare il bosco degli agrumi), e scorre a pochi passi da Sanvero a ponente diretto verso Riola.

A questo aggiungasi il rio di Sèneghe nato dalle fonti più alte della pendice meridionale di monte Urticu, il quale nella estate si sparge ne’ giardini e orti de’ narboliesi; un altro, detto sa Gora de Mandrainas, che originato dalla fonte Mandrainas sotto del detto paese di Seneghe mette in movimento undici molini costrutti in quel territorio; e un terzo, sa Gora de san-tu Lussurgieddu, rivoletto, che nell’inverno emettesi dalla notata fonte di santu Lussurgieddu e fa girare altri quattro molini.

Sono tre ponti sopra i fiumi nel territorio sanverese; il ponte de Bau de figu, che cavalca le acque riunite del rio di Milis; di quel di Sèneghe e della Gora di santu Lussurgieddu; il secondo, detto ponte di Nurachi, è sulla Gora di Mandrainas; il terzo appellato ponte Pistis dà passaggio sopra il rio di Sèneghe.

Questo ponte è così nominato da Serafino Pistis d’Oristano, che ne fece le spese per aver dal comune la concessione di costrurre un molino nel luogo denominato Santu Perdu-Columbus, il quale poi nel-l’emozione del 1795-96 fu distrutto da’ popolani e non più ristabilito.

Il rio di Tramazza suol straripare da sei a otto volte nell’anno; ridonda pure il rio di Milis; ma pochi danni si patiscono, perchè le acque rientrano poco dopo nel loro letto. Sono acque di torrenti, e però mancano subito.

Is arenas biancas e is tuvus de Burdoni. Dalla spiaggia del Peloso movendo contro levante verso la popolazione vedesi un grandissimo tratto di circa tremila giornate tutto ricoperto di arene fine e bianche, detto Is arenas biancas, dove non nasce un filo d’erba e non si può camminare perchè sprofondasi il piede. Pare che queste sabbie sieno disposte a strati. I così detti tuvus sono grandi mucchi sabbiosi in somiglianza di colline. Tutta quant’è questa regione di arene resta deserta non trovandovisi nissun animale.

Grandissimo è il danno che frequentemente patiscono da queste arene quelli che hanno prossimi alle medesime i loro terreni, perchè quando il tempo è secco e infuria il ponente-maestro, sparge nell’aria quegli atomi e questi cadendo ricoprono i seminati e rendono sterili le migliori terre. Quel vento è detestato dagli agricoltori non solo per questo, ma anche perchè essendo sempre freddo, ed eccessivamente nell’inverno, guasta i seminati, i frutti degli alberi e brucia anche l’erba de’ pascoli.

Popolazione. Le anime che sono in questo paese sommano a 2080, distinte in maggiori di anni 20, maschi 666, femmine 640, e in minori maschi, 399, femmine 426, distribuite in famiglie 490.

La sanità è generalmente buona; le malattie più frequenti nell’inverno i dolori laterali e le tossi, nel-l’estate ed autunno le febbri periodiche. Non sono rari i podagrosi.

La mortalità fra grandi e piccoli all’anno si computa di 30, l’ordinario corso della vita a’ 60, sono rarissimi quelli che varcano l 70.

Le nascite annuali sono ordinariamente 60, i matrimoni 15.

Il carattere morale è lodevole, essendo i sanveresi gente laboriosa, pacifica, rispettosa dell’ordine, del-l’autorità, della proprietà.

Tra le notate famiglie nessuna ha privilegi di nobiltà, e ad eccezione di quelle, il cui capo esercita ufficio liberale, tutte le altre sono addette a qualche lavoro. Proprietarie, quale di più, quale di meno, sono il massimo numero; le famiglie povere non saranno più che cento, e quelle che sono nella indigenza e abbisognano de’ soccorsi della carità non più che venti.

La professione generale è l’agricoltura, e gli uomini applicati alla medesima sono 630 in circa, mentre quelli che fanno la pastorizia saranno circa 50 tra grandi e piccoli, ed altrettanti quelli che si occupano de’ mestieri più necessari di fabbri ferrari, armaruoli, falegnami, bottari, muratori, calzolari e sarti.

Le donne o filano e tessono, o fabbricano col fieno crivelli, canestri, canestrini, corbe.

I telai per il bisogno della famiglia o per commercio sono circa 300, tutti però nella forma antica, dalla quale non si è voluto ancora recedere per la nessuna intelligenza de’ vantaggi che sono in quelli di nuova forma.

Sono impiegate nel consiglio comunale persone 7, nella barracelleria per la tutela delle proprietà 19.

Quindi si possono indicare due notai pubblici ed un causidico, quattro flebotomi, un farmacista.

Il chirurgo distrettuale risiede in Milis. La vaccinazione è praticata secondo il prescritto.

Nella scuola primaria sono inscritti fanciulli 96; tuttavolta dopo tanti anni, da che questa istituzione esiste, non si trovano che soli 9 individui che sappiano leggere e scrivere, esclusi quelli che hanno studiato nel ginnasio o nel seminario d’Oristano e che hanno ufficio.

Agricoltura. I terreni prossimi alla popolazione e chiusi sono molto produttivi; gli aperti e meno lontani, i quali si cominciano a ingrassare, producono più

o meno abbondantemente secondo il maggior o minor favore delle stagioni. I più lontani si coltivano e si lasciano riposare alternativamente.

L’ordinaria seminagione è di starelli di grano 1800, di orzo 500, di fave 100, di lino 50, di legumi 40, di meliga 14.

L’ordinaria fruttificazione è dell’8 pel grano, del 12 per l’orzo, del 15 per le fave, di altrettanto pe’ legumi, del 60 per la meliga.

Nelle terre del Sinnis sono coltivati ogni anno quei tratti che si conoscono più fertili. Qui la coltura potrebbe essere più estesa e più lucrosa se vi si stabilisse una colonia. I seminati incustoditi patiscono molto dagli armenti e greggie che vi pascolano, e poco curati producono meno che si potrebbe aspettare, anche se le stagioni procedano favorevolmente.

Il monte granatico è bene amministrato.

L’orticoltura, che potrebbe esservi estesa, vi è per lo contrario molto ristretta. Vi si coltivano cavoli di varie qualità, rape, appio, cardo, lattuche, cipolle, melingiane, zucche, e vi si trovano pomi granati e altri alberi.

Vigneto. L’estensione superficiaria, in cui si coltiva la vite forse sopravanza li starelli 220. Le viti più comuni sono la vernaccia, la negravera ecc. In minor quantità sono il moscatello, il girò, il galoppo, la rosa ecc. La vendemmia suol essere copiosa, il vino ottimo. Tra le vernaccie arboresi è molto reputata la vernaccia di Sanvero.

Si fa poca acquavite, e non si hanno in tutto il paese, che soli quattro lambicchi, tre per uso proprio, uno per il commercio.

Fruttiferi. Sono molte le specie di fruttiferi che si coltivano, e più comuni i peri, le ficaje, i susini, gli albicocchi, i sorbi, i pomi, i mandorli, olivi ecc., ma è scarso il numero degli individui. In totale sommeranno a ceppi 2500. In questo gli olivi sono parte per non più di 300, e il loro prodotto vendesi a’ particolari del paese per confettarlo.

I poderi sono circondati di fosso e di una siepe di fichi d’India; ma se ne vedono molti, principalmente nel vigneto, che sono assiepati di canne, alloro, sambuchi, rovi ed altri arbusti con frequenti edere; sono rari quelli che sieno cinti a murosecco, per il difetto delle pietre.

L’area delle tanche destinate per coltura e pastura si può computare di starelli 420.

Se fosse in questo paese maggior intelligenza e industria potrebbe esservi continuata la coltura degli agrumi, alla quale è tanto favorevole il terreno Sanverese, quanto quello del prossimo Milis, massime non mancando terreni molto umorosi.

Pastorizia. I pascoli del Sinnis sono poco sostanziosi, quelli delle altre regioni scarsi, ma buoni.

Devo ripetere che se fosse maggior industria si avrebbe il vantaggio di nutrimento più largo al bestiame, perchè si potrebbero avere alcuni prati artificiali, adoprando le acque de’ rivi, che ho notato, e che passano inutili sopra il territorio Sanverese.

Il bestiame manso si computa di buoi e tori 800, cavalli 60, giumenti 400, majali 60. Il rude consiste in vacche 200, pecore 2500, porci 300, cavalle 70.

Il formaggio fino, o affumicato riesce di buona qualità. È però maggiore la quantità del formaggio bianco, o da cantina.

Non v’hanno nè cacciatori, nè pescatori di professione, e solo per diletto si pesca o si caccia da pochissimi.

È totalmente negletta la cura delle api; tanto sono indifferenti i sanveresi pel proprio vantaggio da trascurare questo ramo di produzione, che nel loro clima non esigerebbe altra fatica, che quella di raccogliere il prodotto.

Commercio. Il superfluo delle granaglie vendesi in Oristano e si possono avere per questo trasporto cento carri. Vendesi un po’ di vino, e una scarsa quantità di prodotti agrari. La manifattura, dalla quale meglio guadagnano le donne sono i crivelli e gli altri lavori di fieno, i quali si mandano intorno, anche a grandi distanze, e si vendono come utensili necessari nel panificio. Non si potrebbe nè pure per una probabile approssimazione indicare la somma, che entra in Sanvero da quello che vendesi de’ diversi generi notati.

Nel paese non si hanno che due botteguccie, dove si trovano alcuni generi coloniali, e altri oggetti, dei quali è frequente bisogno.

Si celebrano in Sanvero due fiere, una per la festa della patrona s. Sofia addì 17 giugno, l’altra addì 29 settembre per s. Michele, nelle quali si espongono anche merci estere.

Le vie da Sanvero a’ paesi circostanti, Milis, Bauladu, Riola, Narbolia, Sèneghe, sono carreggiabili; non così quella, per cui si va a Ceddiani, dove si rischierebbe a volervi andare col carro ed anche col cavallo, per causa de’ frequentissimi siti acquitrinosi (tremuleus), ne’ quali affondano le ruote e gli animali e l’uomo stesso se non si assicura bene prima di posare la persona sul piede.

Dista Sanvero-Milis, da Milis miglia 2 2/3 verso greco-tramontana; da Sèneghe 4 verso tramontana; da Narbolia 2 1/2 verso maestro-tramontana; da Tramazza 2 1/4 verso scirocco-levante, da Riola 3 1/4 verso libeccio; da Oristano 8.

Religione. Sanvero è compreso nella giurisdizione dell’arcivescovo d’Oristano, ed è curato nelle cose spirituali da cinque preti, il primo de’ quali ha il titolo di vicario, perchè fa le veci del prebendato, che è lo stesso arcivescovo. A questo clero si aggiungono altri due preti che non hanno officio.

La chiesa parrocchiale, situata all’estremità del popolato verso levante, ha per titolare s. Sofia v. e m., formata in tre navate, e ricca di marmi, con tre altari a ciascuna parte, dedicati nella parte destra, uno alla concezione e natività della N. D. che si denomina delle consorelle, il secondo a s. Francesco, il terzo all’Addolorata; nella parte sinistra, uno alla Vergine del Rosario, il secondo a s. Sebastiano, il terzo a s. Barbara; ed ha annesso un campanile, che da’ sanveresi vantasi per l’altezza, la quale non è spropositata, e che fu fulminato nella notte delli 13 dicembre del 1803, quando il sacrista prendeva a suonare non per scongiurare il temporale, ma per l’orazione, che dicesi, de’ morti, alla seconda ora della notte.

Rimase decapitato per molti anni questo campanile e non fu ricoperto col capolino che nel 1838, ma senza il parafulmine, perchè non si trovò chi sapesse collocarlo.

Trovansi in questa chiesa quattro iscrizioni, che indicano gli autori di diverse opere, e portano qualche memorie. La prima in sulla entrata della sagrestia che si riferisce a D. Antonio Canopolo, arcivescovo d’Oristano, del 1604, quando fu compita da’ capimastri Agostino Nocarelli di Genova e Francesco Scano di Cagliari la costruzione della chiesa da lui comandata, essendo procuratori della chiesa Agostino Spano e Giovanni Lepori, e servendo la cura i reverendi Pietro Obino e Bartolomeo Concas. In essa lapide dicesi che l’opera fu fatta con tutta la villa, il che significa che tutti i popolani non solo vi contribuirono co’ denari, ma anche con la fatica per il trasporto de’ materiali.

La seconda collocata in sulla porta ricorda D. Vincenzo Giovanni Vico e Torrellas de’ marchesi di Soleminis, arcivescovo metropolitano di Arborea, il quale nell’anno 1742, nel XIII delle calende di giugno, consagrava solennemente questa chiesa parrocchiale in onore di s. Sofia v. e m., e l’altar maggiore, includendovi le reliquie de’ martiri e trasferendo l’anniversario di detta consecrazione al primo di febbraio.

La terza è nella stessa facciata, e indica il compimento della medesima dieci anni dopo la consecrazione (cioè nel 1752) essendo priore Paolo Lutzu e capi-mastri Milano Vargiu e Giuseppe Cadeddu; ma restano illeggibili le altre parole, che indicavano chi avesse fatto le spese, se il comune o l’antico oratorio di s. Croce, del quale non si vedono nè pur le vestigie: rimane però ancora la confraternita, che vuolsi istituita prima di quell’epoca.

La quarta trovasi nella sagrestia, e ricorda il canonico teologo Arborese, dottore e cavaliere Gio. Antonio Serra-Urru, vicario capitolare per la seconda volta, il quale nel 1777 essendo di visita comandava si facesse l’opera di marmo, sulla quale è l’iscrizione.

Le chiese minori sono due, dentro l’abitato: una dedicata all’Arcangelo Michele, la quale fu fabbricata nel 1752, l’altra alla Vergine del Carmelo; due fuori e dedicate la prima a s. Lussorio m. alla distanza di poco più d’un miglio dal paese; la seconda a’ santi Nicolò di Tolentino e Nicolò di Bari, a quasi egual distanza dal popolato; quella verso tramontana in su’ limiti del territorio Sanverese col Milese; questa verso sirocco presso la palude Crakiri in su’ confini con Baratili.

Il camposanto, dell’area di circa uno starello, circonda l’antica chiesa del Salvatore, a tre navate, che la tradizione dice essere stata l’antica parrocchiale de’ Sanveresi.

Le feste principali con concorso di stranieri sono per la titolare addì 17 giugno e per s. Michele a’ 29 settembre co’ soliti pubblici divertimenti, e talvolta con lo spettacolo della corsa.

Per il santo (s. Aèro), da cui è nominato il paese, nessuna festa. Non si ha memoria di alcuna chiesa che lo avesse titolare; ma deve esservi stata, e perchè intorno alla medesima si pose la popolazione, però questa si nominò dal medesimo. Questo pare essere avvenuto dopo la liberazione della Sardegna da’ saraceni; ma non si potrebbe indicare se nel secolo XI o XII. Ignorasi se questo santo sia un santo nazionale e martire de’ primi tempi del cristianesimo.

Di questo paese trovasi menzione sotto l’anno 1387, nella nota de’ comuni della curatoria Milis, che nominarono il loro sindaco per la pace di Leonora col re d’Aragona.

La decima ordinaria produce ordinariamente, star. di grano 1000, d’orzo 600, di fave 100, di legumi 30, di meliga 80, di lino cantara 8, di formaggio libbre 180, agnelli 60, vitelli 5, porchetti 12, di mosto brocche (20 litri ciascuna) 900. In totale ll. n. 10000.

Ma se questi numeri sono esatti la decima non si dà giusta, come è probabile.

Antichità. Nella regione del Sinnis, appartenente a Sanvero, vedonsi due nuraghi, uno in Bidda majori, l’altro in altra parte, e dicesi nuraghe de mesu. Ve n’erano in altre parti e se ne osservano appena le vestigie, perchè i materiali nella massima parte furono trasportati altrove.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a San Vero Milis
I Riti della Settimana Santa
17 Giugno: Santa Sofia, festa della Santa patrona
10 Agosto: San Lorenzo
10 Settembre: San Nicola da Tolentino
29 Settembre: San Michele